Teatro in viaggio. Lungo la rotta dei migranti

Uno spettacolo del Teatro dell'Argine

dall’omonimo libro di Pietro Floridia (ed. Nuova S1)
video Luana Pavani
responsabile tecnico Gabriele Silva
di e con Pietro Floridia

Non so se sia bello o se sia brutto, ma una delle ragioni per cui continuo a fare teatro con i rifugiati è questa: che dal niente ti trovi davanti, magari, Sherazade. Quella delle Mille e una notte, quella che con i racconti si tiene in vita. Ce l'hai davanti in carne e ossa. Solo che, a 'sto giro, tiene in vita non sé stessa, ma la nipote malata. E allora succede che per uno come me, che invece sente di non tenere in vita proprio nessuno col suo teatro, coi suoi racconti; che non sente affatto di curare o, in qualche modo, essere antidoto o rinnovare un po' del sangue del mondo malato che ci circonda, questi incontri con persone per le quali dire: “È questione di vita o di morte” non è un modo di dire; per le quali l'aggettivo “necessario” non è una bella parolina che, a noi, ci piace mettere di fianco la parola “teatro”, ecco: questi incontri a me fanno lo stesso effetto che stare di fronte a un fuoco. Chissà che, per un attimo, non riesca a sfuggirlo sto gelo da mancanza di senso, da parole, parole, parole. E per un attimo mettere in circolo un po' di questo calore, di questo fuoco. E magari ne rubo anche un pizzico del segreto. E lo diffondo.
 

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